Racconti di surf

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Surfare l'Atlantico, di Francesco Lancellotta

I motivi di una scelta


Alcuni mesi fa prima dell'estate mi scatto' la voglia di qualcosa di diverso. Su alcuni siti per noi snowboarders si iniziava a parlare di surf, surf da onda. Alla iniziale diffidenza si e' poi sostituita la voglia di saperne qualcosa di piu'. Ma non era facile. Se da un lato puo' essere semplice reperire le info generiche attraverso la rete, dall'altro e' arduo per il principiante avere dei riscontri sui posti e sulle difficolta' che si possono incontrare. Risulta poi difficile pensare di poter surfare sulle onde come i californiani...
Preziose info a tale riguardo mi sono stare fornite da una campioncina di snowboard vicentina, la quale mi ha dato una prima fondamentale dritta: evitare le Canarie per l'aggressivita' dei locals e per la sporcizia. Tale suggerimento, suffragato da altri riscontri ha fatto si che io scegliessi la Cornovaglia come alternativa per imparare.
Ma vediamo piu' in dettaglio il perche'.
La Cornovaglia e' la parte sud-occidentale dalla Gran Bretagna. Posta geograficamente a sud del Devon si affaccia sull'Atlantico e piu' in particolare viene colpita in pieno dalla Gulfstream, ossia dalla mitica Corrente del Golfo. Questo fa si' che il clima a quelle latitudini sia relativamente mite, con vegetazione e temperature tipiche di altre zone poste ad almeno un migliaio di km piu' a sud. E gia' questo mi faceva ben sperare...
A questo primo riscontro si e' poi aggiunto il mio sviscerato amore per gli anglosassoni, che considero le persone piu' gentili del pianeta. Molti di voi non saranno d'accordo, ma sin da bambino ho sempre avuto una particolare predilezione per gli americani, gli inglesi e gli australiani. Questo anche per riconoscenza, considerando cio' che hanno fatto per noi in passato...
Ma andiamo avanti. Cercando sul web ho visto che una serie di scuole di surf erano dislocate sopratutto nel nord della Cornovaglia/Devon, partendo da Bude e passando per Newquay.
Ho scritto cosi' a due scuole affiliate alla potentissima BSA (British Surfing Association) e dopo aver confrontato le varie offerte, le condizioni, la possibilita' di alloggio, posizione, collegamenti ecc. la mia scelta e' caduta sulla Dolphin Surf School di Newquay.
Quest'ultima e' una bellissima cittadina posta nel nord della Cornovaglia. Viene considerata il paradiso dei surfisti inglesi, e' meravigliosa dal punto di vista climatico e, sopratutto, e' lontanissima da qualsiasi insediamento industriale. La vita notturna poi e' entusiasmante, con decine e decine di pub, disco-pub e altro.
Prima di continuare vorrei puntualizzare un aspetto che ritengo fondamentale.
L'alcohol e le droghe mal si sposano con questo sport cosi' come con gli altri. Il fatto e' che la principale caratteristica da possedere e' la reattivita' unitamente all'equilibrio. Mai e poi mai si deve essere un pericolo per se o per gli altri. Il surf e' una filosofia. Se uno non e' in grado di dominare se stesso farebbe meglio a lasciar perdere quanto ho scritto e a dedicarsi alla tombola. Inoltre e' necessario possedere un buon spirito ludico e una cospicua dose di umilta'. Le facce torve e' meglio stiano a casa.
A buon intenditor, poche parole.
Surf up!

Il viaggio e la surfata
Sono partito da Linate alle 8,25 e quasi in perfetto orario sto per scendere in Gran Bretagna per quest'altra avventura. Le premesse non sono delle migliori. 48 ore fa c'e' stato l'attacco alle Twin Towers e, a causa dell'ondata di panico, sull'aereo siamo solo in trenta e siamo stati tutti perquisiti. Le facce non sono molto allegre, ognuno cerca di tenersi occupato come puo', chi lavorando, chi leggendo i quotidiani inglesi distribuiti a bordo. Scambiamo solo qualche parola, siamo ancora choccati. Ma i terroristi non devono cambiare la nostra vita.
Atterriamo quindi a London Heathrow seguendo una rotta inusuale che non prevede il sorvolo del centro citta' come misura precauzionale, prendo il bagaglio e dopo aver dato le ultime indicazioni a due italiani che mi si sono accodati come pulcini spaesati vado alla stazione dei bus per prendere quello che mi portera' alla mia destinazione finale a 5 ore e 1/2 da qui, ossia Newquay.
Da questo momento sono solo. Non ci saranno altri italiani nel viaggio, salvo che per un lifeguard conosciuto a Newquay.
La corriera corre sulle strade interne; abbiamo lasciato l'autostrada a causa di un incidente abbastanza grave, ma la inaspettata deviazione non mi spiace. La splendida campagna inglese mi viene incontro. La pioggerellina cade impalpabile e lascio correre la mente. Alterno il sonno allo stato vigile. Ricordi e flashbacks mi accompagnano. E nel frattempo scambio due parole con le persone che viaggiano con me, per la maggior parte studenti e anziani molto gentili che mi danno preziosissime informazioni su quello che vedro' (e mangero'...yum!) in Cornovaglia. A un certo punto passiamo davanti a Stonhenge...ed e' un momento magico.
Everything's running well.
La casa dove mi trovo e' una guest house (bed and breakfast) ben tenuta da Mark Thake, l'istruttore della British Surfing Association titolare della Dolphin Surf School e dalla moglie.
Mi accolgono calorosamente (ma chi e' quell'idiota che ha detto che a certe latitudini sono freddi???) e dopo una doccia ristoratrice nella deliziosa stanza (e' un B&B di lusso) scappo a fare un giro...
Da questo momento in poi la narrazione procede per giorni:
Primo giorno, 14 settembre 2001
Mi sveglio alle 7,40 in maniera da avere il tempo di guardarmi attorno. Esco a comprare il giornale e rientro in tempo per la colazione servita alle 8,30. Mi trovo di fronte a un abbondantissimo ed energetico "fry up" composto da pancetta, salsicce, uovo all'occhio di bue, succo d'arancia, toasts etc. Divoro tutto perche' so che l'Atlantico richiede calorie.
Mark mi da' il primo appuntamento per le 10 meno qualcosa, in maniera da fornirmi la muta adatta.
Si tratta di una Rip Curl a manica lunga con spessore 3:2 e taglia S perche' sono magro, 1,72 metri per 62 kg di peso...
Andiamo in spiaggia con i surf sotto il braccio.
La muta mi avvolge e mi da' subito calore. L'oceano e' di fronte a me con questa spiaggia profonda e aperta...Mi chiedo se sia tutto vero.
Mark, il nostro istruttore capo ci affida al bravissimo Steve, il quale ci parla delle misure di sicurezza da adottare e in particolare delle rip currents.
Io prego che non mi capiti mai...ma sto attento a quello che mi dice perche' potrebbe salvarmi la vita e la sicurezza e' tutto. Ci ho sempre creduto.
Una rip current e' una fortissima corrente canalizzata che dalla spiaggia porta verso il mare aperto in pochi secondi. E' ampia da pochi metri a circa 15 e se ti prende puo' "spararti" a 700 metri verso il largo, in pieno oceano dove, se non ti vede nessuno, crepi. Se ci capiti in mezzo devi portarti sui lati per uscire, ma non e' semplice, devi lottare anche con la paura!
Vabbeh, le facce degli altri surfisti qui con me non sono molto felici a sentire queste cose, ma ormai ci siamo e dobbiamo andare. Ci insegna poi l'uso delle bandiere che ogni giorno vengono piazzate sulla spiaggia dal lifeguard e dei segnali che vengono fatti con le braccia.
Dunque, andiamo con ordine. Il signore assoluto della spiaggia e' il Lifeguard o Life Rescuer. Quando sei sulla battigia dipendi dal suo controllo, quindi devi seguire quello che dice e consultarti con lui.
La balneazione e' consentita esclusivamente tra le bandiere giallo-rosse. Invece i surfisti e tutti coloro che si recano in acqua con qualsiasi cosa piu' lunga di 5 piedi (unita' di misura anglosassone) e quindi anche i bodyboarders devono trovarsi tra altre bandiere colorate di bianco-nero.
Altra misura di sicurezza da adottare sempre e' quella di proteggersi la testa quando si cade, raggomitolandosi in posizione fetale. Non fa nulla se poi l'onda ci travolge, basta star sotto e far passare avanti la tavola che e' vincolata a una delle nostre caviglie dal leash, un cavo sintetico simile al cavetto che va montato sullo snowboard. Quando il cavo va in tensione e noi siamo sotto significa che la tavola ci ha superato e quindi possiamo riemergere, sempre pero' proteggendoci la testa.
Steve passa poi alla fase preoperativa e ci fa sdraiare sulle tavole in maniera da farci capire quale e' la posizione corretta. All'altezza del naso c'e' una marcatura tracciata col pennarello in maniera da facilitare la cosa.
Dopo circa 40 minuti di istruzioni ci fanno riscaldare con una corsa sulla spiaggia, poi stretching.
Alla fine entriamo in acqua con una certa emozione. La prima scoperta che faccio e' che l'oceano per quanto grande non e' profondo. O, meglio, per arrivare dove non si tocca bisogna superare il sandbank ossia il banco di sabbia dove l'onda frange, posto di solito abbastanza lontano dalla spiaggia, a un centinaio di metri. E poi e' tiepido. Si, la corrente del Golfo (Gulfstream) lambisce la Cornovaglia e rende il clima davvero piu' dolce.
Mi avvicino al fronte delle prime onde che si frangono, tengo stretta la tavola nell'acqua accanto a me.
Vado avanti. Ora sono arrivato al frangente piu' lontano. Sono pronto. Punto l'onda che reputo piu' adatta, mi sdraio sulla tavola, l'onda e' dietro di me e inizio la fase di paddling, sento il rombo: tre metri, due, uno, cerco di alzarmi, punto le mani ma non sto in equilibrio...l'onda e' dietro di me e vedo che qui non e' come sullo snowboard, i piedi sono liberi e scivolano, poi cado. Stavolta ha vinto lei, mi strapazza e trattengo il respiro. Sembra non finire mai, rolling up and down, poi riemergo con il pugno sinistro fuori dall'acqua, non gesto politico per carita' ma normale procedura per avvisare gli altri surfisti che stai uscendo e contemporaneamente urtare la tavola nel caso stazioni sopra di me. Se ci sbatti la testa ti puoi tagliare la faccia con i fins (le pinnette). Percio' meglio il pugno, no?
Steve, che e' un grande, ha visto tutto e gia' corregge i primi due errori che ho commesso. Primo: ero sdraiato sulla tavola anche con il viso, mentre invece devi guardare in avanti alzandoti sul petto. Secondo: le mani non erano parallele all'altezza del petto, in maniera da imprimere correttamente la spinta per alzarsi al momento del "burst", quella esplosione che in meno di un secondo ti porta ad alzarti sulla tavola al momento giusto. Nel mio caso essendo messe una piu' avanti dell'altra mandavo la tavola in "autorotazione" sbilanciandola...
Riprovo, con piu' concentrazione. Ricado.
Terzo tentativo: scelgo l'onda, la guardo formarsi, salto sulla tavola e inizio a nuotare (paddling) per acquisire velocita'. Cinque metri, tre, due, mi colpisce, continuo per un po' il paddling, poi il burst e mi alzo. Momento di piacere indescrivibile, io domino la tavola e sto surfando, mi sembra un sogno. L'istruttore e' contentissimo, pollice up, mi fa segno comunque di stare piu' basso sulla tavola per abbassare il baricentro e di aumentare la distanza tra i piedi.
Il momento in cui per la prima volta si surfa e' fantastico, ed e' una rivincita contro tutti gli idioti che in Italia mi avevano scoraggiato dicendomi cose assurde. Le demoliro' piu' avanti, alla fine di questo report.
Secondo giorno:
Siamo sempre a Tolcarne Beach, stavolta mi danno non piu' la tavola da apprendimento (con i bordi morbidi) ma quella vera, della Rip Curl, bellissima. Ne sono orgoglioso, significa che il mio livello e' buono e sto imparando. Io e una ragazza inglese siamo i migliori della squadra.
Ma quello che succede mi stupisce. Provo a salire sulla tavola e scivolo, cado e cosi' succede molte volte...non riesco proprio ad abituarmi a lei. Mark che stavolta e' venuto anche lui mi tranquillizza e mi dice, giustamente, di star calmo che tanto ho la vita davanti. Passano neanche 25 minuti e surfo meglio del giorno prima, lo guardo con riconoscenza e mi fa segno con il pollice alzato verso l'alto.
E' il surf, ti regala momenti bellissimi...
Ma anche brutti. Saltando via dalla tavola durante un passaggio mi infortuno al piede, o meglio a una delle dita del piede destro.
In serata mi diventera' viola, ma stringo i denti e vado avanti con pragmatismo stile british: se lo muovo non e' rotto.

Terzo giorno, domenica 16 settembre

Ieri sera ho fatto "pub crawling" con due ingegneri della RAF - gente splendida - e ho fatto qualche ehm...conoscenza, ma ora sono un po' intronato. Il dito mi fa male ma surfo benissimo e realizzo che ormai mi alzo automaticamente al momento giusto (ndr: per un principiante).

Quarto giorno
Ci portano alla spiaggia del piccolo Fistral, accanto a quella dei professionisti. Dopo un breve briefing con il Life Rescue che ci informa sulle correnti, sicurezza e maree ci spostiamo sulla spiaggia a piedi attraversando dei canaloni interamente ricoperti da milioni e milioni di cozze vive che aspettano il risalire della marea. E' fantastico, e nessuno si azzarda a toccarle. Penso che forse sono il primo italiano...
Oggi inizieremo a curvare. Va tutto bene, fino a quando non vengo travolto da un'onda che mi fa sbattere la tavola sulle costole a sinistra. Terribile, ma incasso il colpo e vado avanti.
In piu', Steve mi insegna la regola della precedenza che e' opposta a quella dello snowboard. Infatti la priorita' sull'onda spetta al surfista che si trova piu' vicino al frangente (ossia quello piu' lontano dalla spiaggia). Inutile ricordare la stupenda gentilezza degli altri surfisti che mi dicevano: "...it's yours".


Quinto giorno
Oggi l'intenzione e' di andare di nuovo al piccolo Fistral (Little Fistral), ma giunti sul posto il Life Guard ce lo vieta e ci dice che vuole tenerci sott'occhio.
Bene, oggi surferemo sulla spiaggia dei professionisti, la piu' importante spiaggia della Gran Bretagna, dove si svolgono tutti i campionati. C'e' un sole fantastico, sul promontorio svetta la sagoma dell'Headland Hotel e scatto qualche foto al pick up Toyota del Life Rescue.



Sesto giorno
Il brutto tempo colpisce il North Cornwall, e in piu' durante la notte ho dormito male per il dolore alle costole. Posso respirare anche se con fatica, ma quando gli addominali si tendono il dolore e' forte.
Dico a Mark che oggi rinuncio ad andare, ma poi mi dice che ci sposteremo a Sud e che se anche non surfo potro' vedere dei posti fantastici. Mi faccio dare la mia muta e mi aggrego.
Andiamo a sud, a 45 minuti di strada in un posto da fiaba chiamato Praasands.
L'ufficio postale e' cosi' piccolo che e' contenuto in un emporio...scherzo con la gente del posto, molto tranquilla.
Anche qui altri surfisti, e poi molti vecchietti che vengono a godersi le giornate di sole settembrino. La gente e' come sempre di una gentilezza unica.
Surfo anch'io, infatti quando sono caldo il dolore diminuisce e poi oggi e' importante perche' e' il primo giorno con vento off-shore ossia con vento che va verso il largo ed e' basilare per il nostro training fare pratica con queste condizioni.
Il vento off-shore fa si' che le onde siano piu' pulite, inoltre e' piu' facile fare lo spotting delle rip-currents. Il rovescio della medaglia e' che se vai oltre il frangente il vento ti spinge forte verso il largo e devi stare attento a non perdere la posizione. Occhi sempre puntati sull'istruttore e' la prima regola; non e' bello essere salvati dall'elicottero...
In piu', quando si cade, la tavola non ti supera in velocita' ma si impenna letteralmente e ti va addosso. In questi casi l'unica difesa e' andare giu', sott'acqua e proteggere la testa. Una volta mi distraggo e la tavola mi colpisce in pieno sul capo. Ancora una volta sono stato fortunato: i fins (pinnette) avrebbero potuto aprirmi la testa e la faccia come un melone...

Settimo giorno

Ultimo giorno, andiamo a surfare in un posto favoloso, Watergate Bay.
Oggi ci sono i campionati europei di kitesurfing, c'e' la tv e noi guardiamo incuriositi questi "colleghi" che si librano sull'acqua con leggerezza. Molti corrono sulla spiaggia con dei tricicli collegati a degli enormi aquiloni, sopra di noi numerosi Harriers della Royal Navy effettuano una poderosa esercitazione attorno a una base radar. Penso che la cosa sia collegata ai recenti fatti negli Usa, ma Steve, come al solito sempre tranquillo, mi dice che in quella zona e' normale.
Il rombo degli aerei ci fa compagnia e a volte copre quello delle onde. Il mare e' caldo e mi godo l'ultimo giorno. Durante la pausa pranzo vado a mangiare un ottimo sandwich al Phoenix, dalla cui terrazza si gode uno splendido sole.
Dopo una settimana qui sono abbronzatissimo, altro che latitudini nordiche...ah, maledetti pregiudizi!
Rientriamo verso le 17 come tutti i giorni.



Logistica:

Mark Thake, titolare della Dolphin Surf School fornisce alloggio presso la sede della scuola stessa. Si tratta della sua abitazione che fa anche da Bed and Breakfast e viene chiamata Trewinda Lodge. Vi sono cinque stanze di cui quattro doppie e una singola. Il costo della doppia a notte e' di 30 British Pound Sterling. Va ovviamente versato un anticipo all'atto della prenotazione. Io ho provveduto inviando un vaglia postale internazionale (IMO- International Money Order).
Il corso: il costo di un corso completo comprensivo di muta e surfs vari da apprendimento e non, e' di 110 British Pound Sterling e include inoltre i vari spostamenti in minivan verso le varie spiagge, assicurazione e visita alla principale fabbrica di surf della Cornovaglia, la Ocean Magic che produce anche le tavole per la Rip Curl (le ho viste di persona...). Questo e' molto importante perche' in base a quel che ho visto i rivenditori in Italia non hanno le idee molto chiare su questo sport e tentano di sbolognare ai malcapitati delle attrezzature da palombaro, piu' adatte alla manutenzione delle piattaforme off-shore che a surfare.
Biglietti aerei e collegamenti: l'aeroporto piu' vicino e' Exeter raggiungibile con voli interni ma il costo elevato e l'impossibilita' di trovare posto mi ha fatto propendere per un'altra soluzione ossia volo su London Heathrow e da li' viaggio in coach (bus) fino a Newquay. I biglietti aerei li ho comprati su Internet a www.travelprice.com e cosi' pure quelli per il bus speditimi poi via air mail in tre giorni dalla Gran Bretagna. Il viaggio dura circa sei ore, ma c'e' il grosso vantaggio di attraversare tutto il sud della Gran Bretagna e di vedere una campagna bellissima che lascia senza parole.
Mark preferisce che si paghi la scuola in contanti mentre il lodge puo' essere pagato con carta di credito Visa (credo che anche la Mastercard sia accettata ma non sono sicuro) con addebito aggiuntivo del 2%.
Indirizzi:
www.surfschool.co.uk (per la scuola e per il lodge seguendo i links ipertestuali)
www.gobycoach.com (bus per tutta la Gran Bretagna)
www.travelprice.com (biglietti aerei a ottimi prezzi)
Ottimo poi il forum sul sito ufficiale della BSA. Qui potete chiedere consigli a tutti i ragazzi inglesi che lo frequentano: http://britsurf.co.uk

Consigli pratici:
prima di partire e' opportuno cercare di essere nella migliore forma fisica. Un po' di jogging e' vivamente consigliato e, se possibile, qualche flessione. Dei buoni dorsali e addominali non sono poi da disprezzare. Alla fine della settimana sarete in forma fisica perfetta e la tavola vi sembrera' molto leggera, cosi' come le valigie che vi siete portati fin li' dall'Italia.
Il cibo in Cornovaglia e' eccellente. Consiglio di evitare la puzzetta sotto al naso. Quando si viaggia bisogna avere rispetto per le abitudini dei popoli che ci ospitano. Se la pasta al forno ci e' troppo cara andiamo a Rimini ma non ci lamentiamo poi dell'eccessivo cemento. Il pesce e' vivamente consigliato. In particolare la Cornovaglia e' famosa per il crab (granchio) e per il Monkfish. Altro pesce davvero delicato, servito in pastetta, e' il Cod (merluzzo oceanico).
I locali sono stupendi e la gente e' meravigliosa. Molte volte su queste spiagge immense capita di incontrare persone che ti sorridono cosi', semplicemente. Poi, scambiando qualche parola, si rivelano ancora piu' incuriosite del fatto che un italiano sia giunto fin li' e vogliono l'opinione sul posto.

Periodo: il miglior periodo per surfare e' settembre, poiche' ci sono meno persone in spiaggia e comunque la sera c'e lo stesso moltissima vita. Inoltre l'acqua dell'oceano e' relativamente tiepida perche' ha immagazzinato tutta l'energia nel mese di agosto.
Da novembre in poi la temperatura sconsiglia le uscite.
Clima: sempre ventoso, con ampie schiarite e sole stupendo causa la assoluta mancanza di fabbriche per centinaia di chilometri.
Le uscite sono giornaliere, di solito si parte alle 10 e si torna verso le cinque, con la pausa pranzo spesso dettata dal flusso della marea. In quell'occasione ci si asciuga un po' ed e' opportuno portarsi almeno un pile per proteggersi dal vento.

Gli idioti del surf
Nei mesi scorsi ho cercato consigli anche in vari negozi della provincia di Brescia e Verona dove non ho trovato nulla salvo grossa presunzione e consigli agghiaccianti.
In quel di Sirmione, un commesso ha cercato in tutti i modi di farmi acquistare una muta gommata piu' adatta alla manutenzione delle piattaforme off-shore che al surf. Mi ha poi detto che surfare e' quasi impossibile ed e' difficilissimo, in pratica secondo lui per stare in piedi sulla tavola ci vogliono due o tre anni, poi ha cercato di demoralizzarmi ulteriormente dicendo che il mare sarebbe stato freddo oltre ogni limite e che avrei speso parecchio in antiinfiammatori e medicinali vari. La ciliegina sulla torta? Quando, piuttosto perplesso, al momento di uscire dal negozio gli ho chiesto se lui avesse mai surfato mi ha risposto:"...ah, beh, io faccio windsurf sul Lago di Garda".
Piss off.

Considerazioni finali:
Alla veneranda eta' di 29 anni (ora 31, ndr) ho visto molti posti, sicuramente non moltissimi ma una cosa posso dirla. La vacanza trascorsa a Newquay e' stata la piu' bella della mia vita. Sono andato da solo con fiducia e ho fatto moltissime amicizie. In questo gli inglesi sono stati splendidi e di una gentilezza unica, davvero! La mia riconoscenza e amicizia vanno a tutte quelle persone che ho incontrato li', cittadini di una Europa ormai sempre piu' integrata.
L'anno prossimo nello stesso periodo saro' di nuovo li'.
Cornwall, I love you.


Secondo report, secondo anno

Brescia e la pianura padana scompaiono progressivamente sotto le ali dell'aereo. E' una calda mattina di fine luglio e
sono diretto anche questa volta a Newquay, in Cornovaglia. Staro' li'per dieci giorni, ma ho scelto un'altra strada rispetto allo scorso anno. Tra circa due ore infatti atterrero' a Stansted, l'ultimo aeroporto costruito a Londra (uno dei cinque, oltre a Heathrow, Gatwick, City e Luton), posizionato a nord della citta' ma, come dicono gli iglesi: "too far away from everything". Da li' proseguiro' con volo interno verso la Cornovaglia, non ho fretta e ho quasi quattro ore tra un volo e l'altro. Da quest'anno c'e' una novita'. La British Airways ha perso l'esclusiva sulla tratta Londra-Newquay (il biglietto costava qualcosa come 900 euro!!!!) e ora la Ryanair (www.ryanair.com) utilizza un Boeing 737-800 da 180 posti per coprire la stessa tratta in quasi meta' tempo e a soli 60 euro.
A questo punto, data la mia passione per le infrastrutture, vorrei spendere qualche parola per il terminal. Stansted ha un traffico di 13 milioni di passeggeri all'anno. Essendo l'aeroporto di piu' recente costruzione a Londra e' anche il piu' moderno. Dovrebbe essere un aeroporto secondario, ma come avrete notato, tutto e' relativo e il volume di traffico e' piu' elevato di quello del tanto blasonato Milan Malpensa, tanto pomposamente battezzato "l'hub italiano". Entro il 2030 diventera' l'hub del Regno Unito con un traffico previsto di 122 milioni di passeggeri all'anno. Ma c'e' altro da dire e lo riferiro' alla fine.
A Stansted non sono mai stato prima d'ora ma spero di non avere difficolta'. Dopo lo scarico del bagaglio dovro' ripetere il check in e reinbarcarmi nel primo pomeriggio.
E viene l'ora. Reimbarco, attesa di 80 minuti prima del decollo a causa del grosso traffico (1 decollo/atterraggio al minuto) volo, sonno. Chiudo gli occhi e dopo un'ora la Cornovaglia appare sotto di me.
Danny mi attende all'aeroporto che dista solo due miglia dal centro citta' per cui no problem, in pochi minuti sono al lodge. Domattina mi attende la prima surfata.

Turning on the green ones

La mia piu' grande aspirazione quest'anno era di imparare a girare sull'onda. E per fortuna con l'aiuto di uno degli istruttori ho imparato. Tanto che probabilmente ora comprero' una tavola tutta per me. E ho imparato a salire sulla cresta, proprio la cosa che temevo di piu'. Eh si, perche' quando vai a prendere le onde piu' pure, quelle che l'istruttore chiama "the green ones" e che sono le piu' lontane hai davvero timore. Le vedi, verdi e trasparenti e senti il loro rombo potente, sei appostato sulla tavola e loro ti passano sotto, per un attimo non vedi la spiaggia, poi decidi che la prossima sara' tua e ti prepari. Nuoti in velocita', poi senti la coda della tavola che si solleva, sei bloccato per un attimo, poi salti in piedi e scendi a velocita' folle. Da paura. Ma e' la vera essenza del surf.

Il weaver fish, what a ugly bastard!

Tolcarne beach, un mercoledi' mattina. Oggi sott'acqua sento i detriti e le alghe trasportate dalla corrente. Ieri Mark, uno dei miei istruttori e' stato prima punto da un weaver fish e poi attaccato da un granchio gigante che era appostato sul fondo sotto la sabbia. Non avevo mai sentito una cosa simile. Ho come un presentimento. Fatto sta che verso le 11 mentre sono sulla line up (linea dove in genere quasi tutti i surfers aspettano l'onda) e saltello sul fondo con l'acqua all'altezza della gola sento due rapidissime punture a un dito del piede sinistro. In un attimo capisco che sono stato punto da un weaver fish, una piccola tracina dell'Atlantico. Il dolore quasi non c'e' e io non mi preoccupo. Ma quando lo dico all'istruttore mi urla subito "get out of the water, now!". Chiama il lifeguard che ha la ricetrasmittente ed e' li' sulla battigia a sorvegliarci. Gli riferisce quel che mi e' successo e il lifeguard mi chiede se ce la faccio ad arrivare fino alla loro casermetta che e' in fondo alla spiaggia a 2/300 metri. In quell'attimo mi chiedo perche' abbia usato quella strana forma interrogativa (dalla cotruzione del periodo usata in inglese lett. "are you able to get there?"), sento che posso camminare e penso che stiano esagerando, comunque mi avvio. Faccio 20 metri, poi 30. Ad un certo punto il veleno che mi e' stato iniettato inizia a paralizzarmi le dita e il dolore diventa mostruosamente forte. Ora capisco perche' mi hanno chiesto se ero in grado di andare da solo alla baracca...
Dopo 200 metri sono in preda al dolore totale (I'm in pain!), il lifeguard mi fa sedere e mi dice che il rimedio contro la puntura del weaver fish e' solo uno: immersione della parte lesa per 30 minuti in acqua bollente. E cosi' mi curano, facendomi immergere il piede in una bacinella. I primi 15 minuti il dolore e' intensissimo e ho quasi i lacrimozzi. Poi man mano si riduce, segno che il veleno sta uscendo. Dopo due ore, nel pomeriggio, riprendo a surfare, completamente ristabilito. Di questa esperienza mi rimangono i due buchetti fattimi dalla pinna dorsale del weaver fish. Quest'ultimo vive la propria esistenza acquattato sul fondo e quando vede un'ombra avvicinarsi rizza le spine dorsali e trafigge quello che lui ritiene un aggressore. Il pericolo aumenta nelle giornate soleggiate...keep in mind!

La bimba e lo squalo

A volte quando meno te lo aspetti accadono episodi che ti fanno amare la vita e gli esseri viventi attorno a te piu' di ogni altra cosa.
Ore 11,30 Lusty Glaze Beach, Newquay. Sono appena uscito dall'acqua per riposarmi un po' tra un flusso di marea e l'altro, quando si sparge la voce che dei ragazzini hanno trovato la testa di uno squalo. Corro subito sulla battigia con la macchina fotografica e in effetti trovo la testa di uno squalo e le sue pinne caudali. Si tratta di un esemplare di "dogfish" o pesce-cane (non propriamente "shark") presumibilmente di circa 1 metro e 1/2. Forse dei pescatori d'altura lo hanno catturato e dopo avergli tagliato la testa (recisa di netto) e le pinne le hanno buttate in acqua. Un inglese usa questa espressione che rende bene l'idea di quel che gli hanno fatto: "they dumped it". Che e' quella che si usa per la spazzatura. "Scaricare". Una vita non si scarica...non si butta cosi'. Vi chiederete il perche' di queste mie considerazioni. Ebbene, non avevo mai visto da vicino questo essere cosi' temuto. Vi assicuro che e' bellissimo, con delle forme perfettamente idrodinamiche e dei grossi occhi. Mentre discuto si avvicinano due bambinetti, sono due fratellini e mi chiedono cosa sia e che cosa gli sia successo. Glielo spiego e dopo un po' fanno per allontanarsi. Sono due bambini stupendi, molto piccoli e mentre mi giro vedo con la coda dell'occhio che la femminuccia si ferma, torna indietro e accucciandosi vicino allo squalo gli accarezza la testa e mormora "poor shark" ("poverino", ndr). In quel momento sono rimasto completamente folgorato, commosso come non mi accedeva da tempo. I bambini sono dolci e puri. Mi hanno ricordato che anche la vita di uno squalo deve essere rispettata.

La rip current almost has got me!

La rip current la ricordate? E' quella corrente canalizzata che se ti prende ti spara in mare aperto. Beh, quest'anno due volte ho rischiato di essere preso.
Mi guardo attorno, sono tra gli altri surfisti e decido di andare piu' al largo. Ma la corrente, subdola e aiutata dal vento da sud-est, in 30 secondi mi prende e mi sposta. Salto giu' dalla tavola ma e' tardi, sento che anche se tocco con i piedi non ce la faccio a spostarmi, anzi inzia a trascinarmi. Penso: "maronna, mi ha preso e ora? Don't panic, calmo, stai calmo". Salto di nuovo sulla tavola e comincio a nuotare di lato usando come riferimento l'istruttore per mantenere la posizione. Se mi va male ho comunque sempre la tavola legata alla caviglia sinistra. E' l'ultima salvezza e spero di non averne bisogno. Se non altro tengo duro e mi vengono a prendere. Ma per fortuna ce la faccio a nuotare di lato e a uscire dal flusso. Ora capisco perche' oggi il lifeguard ha usato la sua moto d'acqua in mezzo a noi che surfavamo. Un motivo c'era ed ero io l'idiota che pensava "ma guarda un po' questo qua che si mette a fare lo slalom in mezzo a noi, e che ha paura che ci perdiamo"?
Il mare e' bello. Ma e' anche un amico che ti tradisce, quando meno te lo aspetti. E se non rispetti le norme al 100% sbagliando come ho fatto io stamattina finisce che rischi le penne. Keep in mind.

Il labrador e il mare

Martedi' grosso allarme! Un bell'esemplare di Labrador Retriever e' dato per disperso 10 miglia a sud nella Manica. Viene diramato il distress call (SOS) a tutte le imbarcazioni in zona e il proprietario dichiara alla polizia di avergli tolto il giubbetto di salvataggio poco prima di farlo accucciare sottocoperta (ma secondo me non glielo aveva proprio messo!). Dopo quattro ore il Labrador si spiaggia stremato sulla terraferma e viene avvistato da un ragazzino che, molto civilmente (great British people!), lo porta alla piu' vicina stazione della polizia. A quanto pare questa stupenda bestia ha coperto 18 km di mare aperto nuotando direttamente verso casa. Avrebbe potuto certamente dirigersi verso l'isola di Wight (distante solo 1 miglio dal punto del presunto "naufragio") ma ha preferito tirare dritto. Per quanto si sa questo e' il record mondiale. Nemmeno i Terranova sono in grado di resistere tanto. Bella bestia il Labrador, eh?

Il raffreddore e i delfini...

Sabato e domenica non ho surfato. Un forte raffreddore mi ha impedito di andare sulla spiaggia debilitandomi seriamente tanto che son dovuto andare in ospedale a Newquay per un check rapido delle mie condizioni. Comunque i surfers mi hanno raccontato che mentre stavano uscendo dall'acqua un gruppo di quattro delfini e' passato da Watergate Bay e ha puntato verso il porto. Erano una bella banda e saltavano sull'acqua dando spettacolo. Peccato non esserci.

I gabbiani giganti

Please don't feed the seagulls (per favore, non alimentate i gabbiani). Lo scorso anno mi chiedevo come mai gli inglesi, notoriamente amanti degli animali e degli uccelli odiassero i gabbiani, spesso un simbolo di liberta'per noi italiani. Poi quest'anno ho inteso. Un bimbo di cinque anni che mangiava placidamente e' stato attaccato da un grosso esemplare che gli ha rotto due dentini e sfregiato la faccia. I grossi gabbiani oceanici ora sono volgari wing rats (topi con le ali). Razzolano sulla monnezza e se hai la sfacciataggine di mangiare un cono gelato davanti a loro sei fregato! Te lo strappano dalle mani planando direttamente su di te. E guai se scaricano qualcos'altro. Be aware of those flying rats!

Il rientro

Quando arrivo a Stansted non ci credo. Durante il viaggio il primo bus non ha abbastanza carburante e si e' rotta l'aria condizionata. Poi il secondo bus da Heathrow a Stansted si e' surriscaldato e quando arrivo al banco il check in ha chiuso da tre minuti. Non vogliono imbarcarmi. Li supplico, mi dicono ok, go right now, gate 43. Le parole risuonano nella mia testa "go rait nau, gheit forti trii". Con me c'e' un ragazzo italiano di Verona; e' preso dal panico, non capisce niente e gli ripeto solo don't panic, we'll be on time, don't panic. E fra me penso: se questo risponde male alle domande che gli fanno al check in desk (tipo: ha preparato lei il suo bagaglio?) passiamo la notte qui. Corro come un pazzo, alla fine lo vedo, il gate 43 e' li' e l'aereo non lo perdo di sicuro.

Il leghista bastardo

Sull'aereo c'e' un gruppo di ragazzini delle scuole medie trentine. Tornano da una vacanza studio in Wales. Cantano l'inno d'Italia e un pezzo di mmerda (si, con due m) fa segno con il dito medio. Sono tornato in Italia. What a hell.

La follia dei trasporti.

La Iron Lady ha distrutto i trasporti (e non solo quelli). Oggi in UK si viaggia peggio che in qualsiasi parte d'Europa. Continuano a costruire aeroporti e ad allargare quelli esistenti. Anche a costo di abbattere centinaia di case (come succedera' con l'espansione di Heathrow) o di uccidere migliaia di uccelli (come vorrebbero in Kent, una delle zone piu' belle d'Europa dove quei folli vorrebbero costruire uno dei piu' grandi aeroporti del mondo).
Non hanno una linea, dico una, ad alta velocita' mentre in Francia con il TGV copri 900 km (si, novecento) in tre ore. Questi sono pazzi. Sono educati, stupendi, ma sono governati da pazzi che in nome della privatizzazione piu' forsennata spianerebbero a zero montagne e case. E hanno trasporti da terzo mondo. E poi si chiedono: dobbiamo abbattere la cattedrale del 1156 per far spazio alla nuova pista di Heathrow? What's happening?